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Arte dell’ospitalità

Il primo elemento che colpisce l’occhio mentre ci si addentra nell’antico centro storico di Bagnacavallo, il cui sinuoso sviluppo converge in piazza della Libertà, è la dominante armonia di forme e volumi che lega gli scorci delle sue viuzze, dei suoi palazzi nobiliari e degli edifici religiosi, rivelando la naturale predisposizione alla macchina da presa che ne ha fatto, a partire dagli anni ’60, il set privilegiato di molti registi del miglior cinema italiano.
Per scoprire la sua anima più autentica bisogna essere pronti a lasciarsi sedurre dalla spontanea ospitalità di questo paese ed entrare in empatia con i suoi abitanti, partecipando
al loro rispetto per la natura e la tradizione.
Scoprendo così l’arte, la cultura e l’enogastronomia che sono il vero patrimonio di Bagnacavallo e contribuiscono a renderla una delle mete turistiche più interessanti del Ravennate.

Note storiche

Il toponimo Bagnacavallo deriverebbe da un’ipotetica sorgente termale che, secondo la leggenda, avrebbe risanato l’amato destriero dell’imperatore Tiberio, come confermerebbe anche il motto che compare sullo stemma del Comune: Ingredior rhoebus, cyllaros egredior (entro malato, esco sano). Secondo una meno epica versione, sarebbe invece il retaggio derivato dalla presenza di un guado in prossimità del primo agglomerato urbano, per attraversare il quale era necessario bagnare le cavalcature. Di certo le lontane origini di questo vivace centro culturale sono da ricercarsi nel più remoto passato della storia umana, come attestano i reperti risalenti alla tarda età del bronzo rinvenuti in quest’area. Esistono poi tracce di presenze umbre, etrusche e galliche, ma fu durante l’epoca romana che Bagnacavallo iniziò a ricoprire un ruolo di rilievo. Dopo il crollo dell’Impero passò di mano, attraverso i secoli, alle più diverse sovranità, venendo addirittura ceduta come indennizzo, nel 1376, al capitano di ventura inglese John Hawkwood detto Giovanni Acuto. Dal 1440, per un secolo e mezzo appartenne alla famiglia d’Este, sotto la cui influenza Bagnacavallo visse un momento di rinnovato splendore durante il quale vennero introdotti nuovi statuti e nuove coltivazioni, come quella della cosiddetta “uva d’oro”, un vitigno portato in dote dalla moglie di Ercole II, Renata di Francia. Prima che venisse proclamata l’Unità d’Italia, Bagnacavallo tornerà a far parte dello Stato della Chiesa, che la amministrerà ininterrottamente per più di due secoli, salvo i tre lustri di dominazione napoleonica, dal 1800 al 1815. Il ben conservato centro storico, costruito su una originale pianta medievale dalla singolare struttura curvilinea, unica nel territorio romagnolo, porta in dote innumerevoli lasciti delle trascorse dominazioni sotto forma di monumenti, antichi palazzi nobiliari ed edifici religiosi.

Curiosità

Il  nome di Bagnacavallo ricorre nelle pagine di storia, Dante lo cita addirittura nella Divina Commedia in una terzina del Purgatorio ( s’mpiglia). Il riferimento è alla famiglia bagnacavallese dei Conti Malvicini che viene sarcasticamente elogiata perché, mancando gli eredi maschi, si stava al tempo estinguendo. Probabilmente l’ostilità dimostrata dal Sommo Poeta non si deve ad un rapporto di conoscenza diretta tra lui e questa casata, quanto più alla presa di posizione contro il Chiesa, che il guelfo Dante non doveva certo vedere di buon occhio. La sua invettiva contro Bagnacavallo appare però più misurata rispetto a quelle riservate ad altre città Conti Malvicini, Caterina, andò in sposa a Guido Novello Da Polenta, membro della famiglia che ospitò Dante a Ravenna eccelso, quale fu Byron, è legata a Bagnacavallo. Alle cure del rinomato educandato femminile per ragazze e bambine di buona famiglia che anticamente aveva sede nel convento relazione tra George Gordon Byron e Claire Clairemont, sorellastra della più nota scrittrice Mary Shelley. Il motivo per cui il teatro cittadino è dedicato all’illustre scrittore e drammaturgo Carlo Goldoni, è invece da ricondursi al fatto, sconosciuto ai più, che il padre di quest’ultimo, Giulio, svolse per alcuni anni proprio a Bagnacavallo l’attività di medico suffraganeo, ossia di aiuto al medico condotto. Colpito da una di quelle febbri che un tempo si chiamavano maligne, fu sepolto in San Girolamo nella cappella privata della Famiglia Gajani. Nella vicina frazione di Boncellino nacque poi il celeberrimo brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore, che raggiunse la fama di “Robin Hood della Romagna”. Al nome della famiglia Longanesi è invece legato un antico vitigno autoctono, unico al mondo, salvato dall’estinzione negli anni Cinquanta grazie alla lungimiranza di questa famiglia, dal cui soprannome, Bursôn, deriva il nome del vino che nasce dall’uva Longanesi. Questo rosso corposo è il principe indiscusso del paniere de “Il Bagnacavallo”, consorzio che si occupa della tutela e valorizzazione dei prodotti tipici del territorio, tra cui troviamo aceti, distillati, saba, miele, carni e naturalmente i dolci tradizionali, come il sugal, a base di mosto, il savòr, con mele e pere cotogne, le mistochine, il piadot e il dolce di San Michele, preparato con una ricetta segreta. Specialità che si possono gustare durante le numerose sagre ed eventi che hanno luogo a Bagnacavallo, cittadina nota anche per essere stata la prima in Italia ad aver riportato in centro storico la tradizione circense con il Circo della Pace che ogni Natale ospita sotto il suo colorato tendone le spettacolari acrobazie di artisti provenienti da varie parti del mondo.

Assolutamente da vedere

Piazza Nuova

Per l’unicità della sua struttura architettonica questa piazza ovale, cinta da un elegante loggiato, è uno degli elementi maggiormente caratterizzanti di Bagnacavallo. Costruita nel 1758, fu concepita inizialmente come luogo per la contrattazione e la vendita di carne, pesce e olio. Oltre alla sua pianta ellittica è da notarsi il corpo, dove trovano sede i negozi, che presenta una facciata in mattoni a vista verso l’esterno e il porticato con archi a tutto sesto verso l’interno. È un luogo che esprime un naturale romanticismo e invita ad essere vissuto in due situazioni tra loro molto diverse: quando è meno frequentato dalla folla, e magari le brume della Bassa Romagna gli conferiscono un alone quasi metafisico, oppure in concomitanza con gli eventi enogastronomici che vi hanno luogo, durante i quali diviene teatro d’eccellenza dei prodotti tipici del territorio.

Antica Pieve Romanica di San Pietro in Sylvis

A circa 1 km dal centro storico, in direzione Lugo-Fusignano si incontra questa pieve, tra le meglio conservate del Ravennate che, come indica la dedica presente nel nome, era anticamente addossata alla foresta che sorgeva in questi pressi. Eretta nel VII secolo, denota all’interno una struttura semplice, a tre navate con abside poligonale esternamente e circolare internamente. Nella navata di sinistra si trova il lapidarium con resti di un interessante ciborio; l’abside conserva notevoli affreschi trecenteschi attribuiti a Pietro da Rimini. L’apparato decorativo era completato da altri affreschi presenti sulle pareti e sui pilastri, databili variamente al ’400 e ora visibili solo in parte. Tradizione vuole che Dante Alighieri, durante il suo viaggio alla volta di Ravenna abbia sostato a Bagnacavallo in preghiera all’interno della pieve. Accanto a San Pietro in Sylvis sembra infatti che esistesse un approdo sulle valli, uno dei tanti che permettevano i collegamenti tra la città di Ravenna e l’entroterra. Forse proprio per ricordare quell’episodio ed onorare la memoria del Sommo Poeta, gli artisti della scuola ferrarese, che affrescarono l’interno del luogo di culto nel ’400, realizzarono la cosiddetta Madonna dal profilo dantesco. L’immagine della Madonna in trono con il bambino, sul terzo pilastro di sinistra, presenta infatti nel profilo del naso una linea che ricorda sicuramente l’Alighieri.

Ufficio Informazioni Turistiche
Indirizzo: Piazza della Libertà, 4 48012 Bagnacavallo (RA)
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Fax: 0545 280859
E-mail: turismo@comune.bagnacavallo.ra.it
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